Ricetta veterinaria elettronica, farmacisti, veterinari e possessori di animali denunciano criticità

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Raccoglie malcontento su tutti i fronti la ricetta veterinaria elettronica che dal 16 aprile ha sostituito definitivamente la ricetta cartacea in virtù: sanzioni per chi sbaglia, costi aggiuntivi per i padroni, lungaggini problematiche in situazioni di emergenza. E le voci che denunciano le difficoltà, raccolte da un’inchiesta di Repubblica, sono trasversali: i farmacisti temono sanzioni, fino a 3 mila euro a confezione, i padroni di animali domestici si vedono addebitare un costo tra i 5 e i 15 euro quando la ricetta è richiesta al di fuori di una visita, i veterinari in casi di emergenza, per esempio di notte, devono passare per il sistema informatico. A denunciare i costi aggiuntivi è una proprietaria di gatti: «Oltre alle medicine ci mancava di pagare la ricetta! Dimenticano, al Ministero, che a parità di molecola i farmaci veterinari costano anche venti volte di più di quelli a uso umano, e le visite sono tassate con l’iva al 22 per cento?» riporta il quotidiano nazionale che ricorda che non saranno più consentite prescrizioni per risparmiare, frazionando ad esempio fra più animali compresse di dosaggio superiore a quella prevista.

In realtà su costi e tempi lo stesso Ministero, pochi giorni fa, era intervenuto precisando alcune informazioni errate veicolate dai mezzi di comunicazione: “il tempo medio necessario per una prescrizione tramite postazione fissa è stato pari a 3 minuti e tramite App è risultato essere di circa 2 minuti” e “il medico veterinario dovrebbe ugualmente non farsi pagare”. Ma chi opera sul campo si esprime diversamente. Luca Lombardini, medico veterinario a Trento e vicepresidente nazionale di Lndc-Animal Protection dice al giornale: «Quando mi chiamano alle due del mattino per un cane in difficoltà, se prima in un lampo mandavo il proprietario in farmacia, ora devo collegarmi al sistema e stare attento a non derogare da indicazioni molto rigide». Massimo Manafarmacista rurale e presidente di Federfarma Piemonte, spiega: «Tremila euro a confezione per il farmacista e qualcosa di simile per il veterinario. Nella banca dati cui il veterinario attinge per compilare la ricetta elettronica, sono stati inseriti tutti i farmaci registrati, un numero superiore a quelli realmente in commercio. Di uno stesso prodotto esistono varianti, ma il codice richiesto è univoco e il medico non ha modo di distinguerlo. Con la ricetta cartacea potevamo dare il farmaco realmente disponibile, con l’elettronica di mezzo non ci è più consentito». Infine, i veterinari che lavorano su animali da reddito: «Quando ti trovi in una scuderia in campagna senza Internet e devi fare una ricetta, magari urgente, oggi devi cambiare zona» Valerio Serata, chirurgo ippiatra nel Lazio. «Ormai per prescrivere 20 vermifughi ti tocca trascrivere i codici dei microchip di altrettanti cavalli: animali a uso sportivo, non macellabili. Sarebbe stato più logico incrementare controlli e sanzioni sulla salubrità dei più sfortunati avviati alla produzione alimentare».

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