Neurocosmetici, i cosmetici della felicità

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Fonte: www.pharmaretail.it
I dermocosmetici di nuova generazione sono come la lampada di Aladino in versione hi-tech. Un mondo sorprendente e inaspettato di affascinanti storie di bellezza. Sieri e creme che, semplicemente applicati sulla pelle, stimolano i neurotrasmettitori e i cosiddetti ormoni “della felicità”, pacificando o euforizzando, secondo i bisogni, anche la mente. Non è una favola, ma una realtà. Ed è la realtà interpretata e studiata dalla neurocosmesi, una branca della cosmetica relativamente nuova ma in costante evoluzione, grazie alle nuove scoperte delle neuroscienze, e della quale si è diffusamente parlato all’ultima edizione dell’IFSCC Conference, CosmEthic Science and Conscience, evento internazionale dedicato alle Scienze Cosmetologiche, tenutosi a Milano l’1 e il 2 ottobre (ifscc2019.com), e che ritornerà in scena anche al Beauty Forum Milano by Cosmoprof, in programma al MiCo – Fiera Milano Congressi – il 27 e 28 ottobre (beautyforum-milano.it).

Cosmetici “intelligenti” e sensoriali, perfetti per essere venduti in farmacia
Il coinvolgimento mentale ed “emotivo” delle formule cosmetiche riguarda anche e soprattutto i dermocosmetici venduti in farmacia, poiché proprio la gradevolezza sensoriale e la capacità di stimolare emozioni positive del prodotto aiutano a proseguire con maggior piacere e costanza le cure, che spesso sono di stampo medico, e che riguardano disturbi della pelle che in molti casi hanno un’importante componente psicologica, come la vitiligine e la psoriasi. Ma quali sono le peculiarità dei neurocosmetici? «Sono prodotti tecnologicamente eccellenti accompagnati da un corredo di sensazioni che modificano, in positivo, l’umore, grazie alle texture altamente sensoriali e a principi attivi di nuova generazione capaci di stimolare le terminazioni nervose della pelle e indurre così il rilascio dei neurotrasmettitori della felicità e dell’euforia, come serotonina e dopamina», spiega a Pharmaretail il cosmetologo e psicologo Umberto Borellini, docente presso vari atenei italiani e protagonista al Beauty Forum di Milano della conferenza: “Neurocosmesi e Cosmetogenetica: due parole chiave per la longevità cutanea” (in programma lunedì 28 ottobre, ore 10.30/11.00). È dunque un plus impalpabile, tuttavia potente, quello dei neurocosmetici: è dimostrato scientificamente che la pelle risente dell’azione di ormoni e neurotrasmettitori. «Le neuroscienze hanno individuato una comune origine embriologica della cute e del cervello e grazie anche agli approfondimenti della PNEI, psiconeuroendocrinoimmunologia, si è giunti alla conclusione che la pelle rappresenta nel suo insieme un organo nervoso-endocrino-immunitario. Queste scoperte hanno dato il via a una serie di ricerche in campo neuro-cosmetologico che ha portato a formulare questi prodotti capaci di coinvolgere anche la psiche», racconta Borellini. A questo proposito, studi scientifici che hanno analizzato attraverso la Risonanza Magnetica Nucleare l’attività neuronale dei partecipanti a stimolazioni tattili, visive, uditive e olfattive con prodotti cosmetici, hanno confermato che la pelle appare più compatta, luminosa e idratata dopo aver spalmato una crema polisensoriale, vale a dire un prodotto che stimola non solo il tatto, ma anche l’olfatto, attraverso il profumo, e la vista, per esempio attraverso il packaging, e, indirettamente, il gusto, grazie a principi attivi, come quelli edibili, che richiamano per analogia alimenti come la frutta, la panna, il latte, il cioccolato.

Identikit del neurocosmetico
Ma quali sono gli ingredienti principali del cosmetico neuro-sensoriale? E quali prodotti suggerire al consumatore? «Rientrano nella categoria le formule che includono molecole profumate, oli essenziali in primis, che influenzando il sistema limbico del cervello riescono a modulare numerose attività fisiologiche, che vanno dalla riduzione dell’appetito (per le formulazioni corpo, snellenti e anticellulite) a quella sedativa, miorilassante e botulino simile, ovvero che attenua e decontrae le rughe d’espressione», spiega Borellini, che precisa: «Il cipresso, la lavanda, il ginepro e il limone, ad esempio, sono utili per purificare e illuminare la pelle grassa; la camomilla e il gelsomino per calmare e lenire la pelle secca, sensibile o infiammata. Gli oli essenziali di finocchio, geranio, mirra, rosa, salvia sclarea tonificano e uniformano l’incarnato della pelle matura». Ma gli oli essenziali e le altre molecole profumate possono essere incluse solo nelle formule destinate alle pelli senza problematiche particolari, mentre le linee dermocosmetiche dedicate, per esempio quelle riservate alle cuti sensibili, intolleranti o con psoriasi, di norma non le possono contenere, per via della possibile reazione di sensibilizzazione o d’intolleranza e non vanno consigliate a chi ha in genere una pelle problematica. Per tutte le tipologie di pelle, invece, sono indicati altri ingredienti protagonisti dei neurocosmetici, come gli Omega 3 e 6, che funzionano come una sorta di neurotrasmettitori capaci di rinforzare l’azione barriera dell’epidermide, riducendo così lo stress delle aggressioni esterne, e i peptidi, come la carnosina e l’argirelina. Questi ultimi sono costituiti da lunghe catene di aminoacidi, i “mattoni” costitutivi delle proteine, che agendo come messaggeri chimici all’interno dell’organismo favoriscono gli scambi intercellulari. «L’effetto finale è quello di mantenere turgore e tensione nella pelle stimolando la produzione di collagene ed elastina. Ma il motore del processo è un messaggio nervoso: per usare una metafora, è come se grazie ai peptidi le cellule della pelle si mantenessero “giovani e forti” perché “consce” di quello che accade attorno a loro», precisa l’esperto.

Il ruolo fondamentale delle texture
È stato dimostrato che la consistenza di un trattamento non solo rende la pelle più ricettiva ai principi attivi contenuti nella formula, ma allerta positivamente tutti i sensi, predisponendo così al buonumore. «Per questo, un passo fondamentale nella formulazione di un cosmetico è la scelta di eccipienti e additivi “reologici” (da reos, scorrere), ossia che facilitano la scorrevolezza, come ceramidi, siliconi volatili, acido ialuronico microfrazionato», spiega Borellini. Entrando nel dettaglio, ci sono texture che più di altre stimolano le molecole della felicità e che pertanto meglio configurano il neurocosmetico. «Le mousse, per esempio, grazie alla presenza d’aria hanno il plus di un’azione particolarmente delicata e di un tocco molto piacevole sulla pelle», dice l’esperto. Altre texture ad alto potere rasserenante sono, per esempio i sieri “vellutanti”, più densi rispetto a quelli in gocce di qualche anno fa. Segni particolari: appena applicati danno una sensazione di leggerezza al tatto, ma subito dopo regalano un’avvolgente sensazione di completo comfort», ricorda Borellini. Un importante effetto tattile/sensoriale è garantito anche dalle formule in olio, soprattutto se di derivazione vegetale, da tempo saldamente ai primi posti della hit list dei cosmetici più amati e ricercati anche in farmacia. Un successo probabilmente dovuto non solo alla delicatezza nell’azione e alla seboaffinità quando l’olio è di origine naturale, ma probabilmente anche alla texture calda e vellutata e ai conseguenti benefici emozionali apportati dalla loro applicazione sulla pelle. «Una menzione particolare va anche alle nuove formulazioni “crema-gel”, che abbinano la corposità delle emulsioni alla leggerezza delle basi in gel», conclude il cosmetologo.

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