La bellezza scommette sulla sostenibilità

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Fonte: www.pharmaretail.it
C’è ottimismo nel settore cosmetico: i numeri dell’ultima indagine congiunturale sono positivi, a dispetto della stagnazione generale dell’economia italiana. Il fatturato globale è in aumento (+2,8%) e prossimo agli 11,7 miliardi. E c’è movimento anche tra i canali distribuitivi: erboristeria e farmacia sono in crescita e in particolare la farmacia (con +1,6) è sempre più vicina alla seconda posizione all’interno dei canali, tradizionalmente detenuta dalla profumeria.

Le previsioni per l’ecommerce per il 2019 superano il 22%, una crescita importante anche se inferiore se confrontata con altri Paesi.

Ma se lo scenario dei mercati e dei canali è in continua evoluzione e il consumatore è sempre più infedele al brand e la cosmetica non fa eccezione, c’è una tendenza ormai inarrestabile: la ricerca della sostenibilità. Molto più di una tendenza, in realtà, ma un approccio che pervade tutti gli aspetti della vita. Perché l’orientamento etico al rispetto del pianeta costituisce oggi il vero paradigma.

«La sostenibilità non è una tendenza di moda, è il futuro» precisa a Pharmaretail Renato Ancorotti (nella foto), presidente di Cosmetica Italia. Il consumatore è sempre più informato, ha le idee chiare ed è orientato alla ricerca di una sostenibilità sempre più diffusa nelle formule dei prodotti, ma anche nel packaging.

«Per le aziende cosmetiche la sostenibilità è una sfida, ma anche un’opportunità in grado di ripagare sia in termini di benefici economici (ad esempio derivanti dal miglioramento delle proprie prestazioni ambientali), sia in termini reputazionali. L’industria cosmetica ne è cosciente e per questo si sta muovendo con strategie efficaci a lungo termine: si va dalla scelta di produrre diminuendo l’emissione di Co2, al welfare aziendale, alla sicurezza sul lavoro. Cito quello che ritengo un comportamento virtuoso del nostro settore: l’industria cosmetica europea, dal 2012 al 2017, grazie a una apposita autoregolamentazione interna, ha ridotto del 97,6% l’impiego di microparticelle in plastica nei cosmetici da risciacquo esfolianti e detergenti. La misura è stata adottata nonostante la cosmesi contribuisse in modo decisamente limitato (dallo 0,1% fino ad un massimo dell’1,5%) all’inquinamento marino da microplastica» continua Ancorotti.

Ma la sfida riguarda anche il packaging: «Accanto alla sostenibilità formulistica non va trascurato l’aspetto legato agli imballaggi» continua Ancorotti. «L’ingresso in Associazione di aziende specializzate in packaging permetterà di creare un tavolo allargato per affrontare in modo più consapevole gli aspetti della sostenibilità, confrontandosi su temi e finalità. È molto importante fare chiarezza rispetto ai tempi e alla modalità con cui percorrere questa strada. Ci preme molto non generare confusione e stabilire obiettivi realizzabili, sia nell’industria cosmetica, che nel confezionamento».

Si parla sempre più spesso anche di waterless beauty, cioè di riduzione del consumo di acqua nel settore cosmetico: «Alcune aziende cosmetiche sono già orientate verso una diminuzione del dispendio di acqua, ad esempio attraverso un suo riutilizzo all’interno del ciclo produttivo» conclude Ancorotti: «Allo stesso tempo la ricerca sta lavorando per ottenere prodotti che contengano meno acqua nelle formulazioni».

La scommessa della cosmetica è dunque bellezza green, anche perché sono proprio i giovani i principali consumatori in questo settore. Secondo i dati della 10° “Global Consumer Insight Survey” condotta da PwC su oltre 21mila consumatori in 27 Paesi con l’obiettivo di monitorare i driver dei comportamenti d’acquisto, Millennial e Gen Z sono oggi i principali interlocutori del settore beauty, con una disponibilità di spesa superiore a quella delle generazioni precedenti. Proprio quei giovani che, all’indomani del Climate Action Summit all’Onu, si stanno mobilitando a milioni per il prossimo Friday for Future, previsto per venerdì 27 settembre.

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