Domeniche aperte, nuove prese di posizione. Per farmacisti obbligo c’è solo in certi casi

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Fonte: www.farmacista33.it

Le liberalizzazioni degli orari e delle aperture nel commercio non hanno prodotto risultati positivi, mentre si è venuto a determinare un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti e, nello specifico delle farmacie, la rottura di un equilibrio, strutturato attraverso la guardia farmaceutica, che ha sempre garantito la disponibilità del farmaco ai cittadini e, al contempo, sostenibilità economica per chi era aperto, nonché una maggiore conciliazione dei tempi vita e lavoro dei dipendenti. Per questo, è necessario tornare a una concertazione territoriale delle aperture domenicali e festive, entro limiti di legge, sul numero complessivo. E intanto, va ricordato che per il dipendente di farmacia non è previsto l’obbligo di dare la propria disponibilità per quanto riguarda le domeniche cosiddette “commerciali”, cioè quelle decise dal titolare, che invece c’è per le domeniche in cui la farmacia è di turno.

Questa in sintesi la posizione espressa dalla Filcams Cgil in occasione dell’audizione in commissione Attività produttive della Camera, nel quadro dell’esame delle proposte di legge sulla revisione delle liberalizzazioni orarie introdotte da Monti, insieme alle altre sigle confederali, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. «Un deciso cambio di passo in tema di aperture selvagge nelle giornate domenicali e festive» si legge nel documento unitario «è un obiettivo alla portata del Paese. Il confronto con gli altri Stati europei dimostra che una regolamentazione seria e meno permissiva sulle aperture commerciali non necessariamente implichi crisi dei consumi e maggiore disoccupazione». In generale, la posizione portata in audizione parlamentare, è per «mantenere in linea di principio generale il divieto di apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali, pur con deroghe. Con la previsione di dodici festività nazionali (civili e religiose) senza deroghe in cui non è prevista l’apertura e un massimo di dodici aperture domenicali in un anno legale, lasciando alle Regioni la possibilità – previo accordo e consultazione con le parti sociali – di declinare l’apertura di queste 12 domeniche all’interno dell’anno legale. Le festività senza deroga, in particolare, sono: 1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre.

In audizione, non si è parlato nello specifico delle farmacie, ma da parte delle sigle confederali l’auspicio è di un «ritorno alla regolamentazione delle aperture tramite rotazione, che garantiva il servizio di omogenea dispensazione del farmaco ai cittadini ma garantiva anche a chi si faceva carico del turno di guardia un minimo ritorno economico che lo rendeva sostenibile, e ne limitava l’impatto sulla conciliazione tempi di lavoro/ tempi di vita. Il “tutti aperti sempre” alla fine non avvantaggia nessuno, fa aumentare i costi e semmai favorisce le neonate (o no) catene, che sugli orari ragionano con logiche simili a quelle della grande distribuzione».

Ma, a oggi, quali sono gli obblighi del dipendente?
Allo stato attuale, per il dipendente, come già era emerso da un’intervista a Benedetta Mariani, presidente Fiafant, che fa parte della consulta delle professioni della Cgil, ci sono da considerare tre casistiche: «Nei contratti nazionali del commercio, che interessano, laddove applicati, i farmacisti che lavorano nei corner Gdo e in parafarmacia, è previsto un obbligo a dare la propria disponibilità per il lavoro domenicale, senza alcuna distinzione. Per quanto riguarda, invece, i dipendenti di farmacia privata, che fanno riferimento al contratto Federfarma, il collaboratore è tenuto a prestare il proprio servizio di domenica solo quando la farmacia è aperta per disposizioni dell’autorità sanitaria, cioè quando è di turno. Mentre nulla è scritto per quanto riguarda le domeniche cosiddette commerciali, quelle cioè in cui l’apertura è decisa dal titolare, al di fuori del turno obbligatorio. Questo implica che la disponibilità è volontaria e il dipendente di farmacia può legittimamente non dare la propria disponibilità al lavoro nelle domeniche commerciali, anche se pochi rivendicano la facoltà di rifiutarsi. Nel contratto Assofarm, quello applicato dalle farmacie comunali, invece è previsto che di fronte ad aperture extra turno sia prevista la rotazione su tutto il personale aziendale».

Dalla Filcams Cgil arriva anche un punto, in una nota pubblicata su Farmacie.blog, sulla trattativa per il rinnovo del contratto, dopo l’incontro del 15 ottobre scorso tra Federfarma e Filcams / Fisascat/Uiltucs: «Pur nella comune volontà di rinnovare gli strumenti contrattuali per adeguarli al contesto normativo cambiato, la cristallizzazione della posizione datoriale non lascia presagire una positiva conclusione in tempi brevi. Le organizzazioni sindacali hanno nuovamente sottolineato come ci sia bisogno di valorizzare maggiormente il lavoro e le professionalità in farmacia e di consolidarne i diritti, e che i quasi 6 anni trascorsi dalla scadenza del contratto rendono questo bisogno quanto mai urgente e imprescindibile. La Filcams a sostegno del rinnovo contrattuale già all’ultimo coordinamento ha preso in considerazione l’ipotesi di organizzare un evento pubblico sul lavoro in farmacia e sulle criticità della sua valorizzazione, che non progredisce da troppo tempo nonostante i cambiamenti del settore richiedano agli operatori sempre maggiori responsabilità e un costante aggiornamento delle competenze, e che i servizi alla salute svolti dalle farmacie facciano parte a pieno titolo del servizio sanitario a cittadini sempre più bisognosi di prossimità sul territorio, anche a fronte del costante incremento della popolazione anziana con cronicità da gestire».

Francesca Giani

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