Derivati botanici anti-aging, quanto sono efficaci?

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Fonte: www.pharmaretail.it
DOSSIER DERMOCOSMESI

Agnese Ferrara | 28 novembre 2018

Chi non conosce l’olio di argan come rimedio fra i più popolari come elasticizzate e antirughe? E la soia contro l’invecchiamento della pelle? E, ancora, i derivati del tè verde come antiossidanti? Infine (le più famose): le cellule staminali vegetali?

Nella moltitudine di estratti vegetali fra i più usati dalle industrie cosmetiche negli ultimi anni per fare sieri e emulsioni anti-age spiccano alcuni nomi botanici. Ora i dermatologi dell’University Hospitals Cleveland Medical Center di Cleveland, USA, hanno spulciato fra gli studi clinici e di laboratorio fatti per dimostrare l’efficacia degli ingredienti più popolari in questo momento per tirare le somme e capire quanto questi ‘preziosi’ ingredienti vegetali siano davvero efficaci e in che modo.

Prove di efficacia

La review, (pubblicata ora su Cosmetics a cui si rimanda per leggere a fondo tutta la rassegna), mette a confronto le proprietà vantate dalle industrie ma anche tramandate da secoli dalle tradizioni locali delle terre da cui spesso questi ingredienti arrivano, con gli studi di laboratorio (condotti sia in vitro che su modelli animali e sulla pelle umana) effettuati fino ad oggi nel mondo. Tirando le somme gli studiosi promuovono o rimandano a nuovi test i derivati botanici più popolari, quelli di cui si parla di più in questi ultimi tempi.

I ricercatori dichiarano che, sì, gli estratti vegetali usati nel campo cosmetico come anti-age sono molto più numerosi ma loro hanno dovuto fare una selezione e hanno scelto i più famosi, che anche le consumatrici conoscono e che spesso richiedono ai rivenditori, inclusi i farmacisti.

Dunque la natura aiuta la nostra pelle a prevenire rughe, macchie e lassità oppure no? Che risposte dare alle donne che preferiscono sieri e creme con tali composti? Ecco, in sintesi, cosa dice la scienza:
Olio di Argan

Olio che arriva dal Marocco, estratto dai semi della Argania sponosa, è usato da secoli in Africa per cucinare, curare le ferite e per la cura dei capelli.

Composto dall’80% di grassi monoinsaturi e dal 20% di insaturi, contiene polifenoli, tocoferoli, steroli, squalene e alcoli triperpenici.

Viene usato per ridurre le iperpigmentazioni della pelle ma manca l’evidenza scientifica che supporti tale importante proprietà. Confermate invece le capacità di diminuire la trans epidermal water loss (la perdita di acqua dalla pelle) e per migliorare l’elasticità cutanea. Quest’ultima pare dipendere dalla capacità di questo olio di svolgere una spiccata azione antiossidante, superiore anche a quella dell’olio di oliva, dovuta alla elevata quantità di vitamina E e acido ferulico contenuti in questo olio marocchino.
Olio di cocco

Derivato dalla Cocos nucifera, viene usato da sempre come emolliente, in particolare sulla pelle dei bambini. Inoltre come agente condizionante nei prodotti per capelli e come fragranza.

In ambito cosmetico si usano moltissimi derivati del cocco che contiene dal 90 al 95% trigliceridi saturi, al contrario della maggioranza degli oli vegetali che contengono invece grassi insaturi. I suoi grassi particolari agiscono come emollienti occlusivi in grado di mantenere adesi i corneociti. La scienza promuove tali proprietà che sono realmente spiccate ma le proprietà anti-infiammatorie, antiossidanti, per ridurre il tempo di guarigione delle ferite e per aumentare la quantità di collagene nella pelle così come vantate in molte indagini, sono ancora potenziali perché non trovano un riscontro sui test clinici. Bocciato infine l’uso dell’olio di cocco come filtro solare.
Crocina dello zafferano

Deriva dai pistilli secchi del Crocus sativus L. e dal frutto della Gardenia jasminoides questo composto di colore rosso coltivato in Iran, India e Grecia dove viene usato da sempre in medicina. Alla crocina di associano proprietà antiossidanti e protettive dai danni che i raggi ultravioletti provocano nelle cellule cutanee prevenendo il rilascio di mediatori infiammatori. Gli autori della review però ritengono che queste proprietà, seppure provate in laboratorio, siano ancora da dimostrare con valutazioni cliniche, cioè sulla pelle umana.
Tè verde

Consumato da secoli in Cina, il tè da Camelia sinensis possiede potenziali capacità antiossidanti ed è sempre più usato in creme antirughe. Ricco di polifenoli come le catechine ad azione fotoprotettiva, antiossidante e anti infiammatoria, ha alle spalle una robusta bibliografia e i ricercatori lo promuovono. Non mancano gli studi clinici su creme contenenti tè verde in grado di ridurre i danni ossidativi cutanei. La capacità fotoprotettiva di emulsioni a base di tè verde è invece pari ad un SPF 1, quindi minima.
Calendula

Le pomate alla Calendula officinalis si usano da sempre in medicina omeopatica e alternativa sia in Europa che negli Stati Uniti come rimedio topico contro le scottature, punture di insetti e rush cutanei. Contiene principalmente steroli, terpenoidi, alcoli triterpenici e flavonoidi. Gli effetti protettivi della calendula nei confronti dei fibroblasti della pelle esposta al sole, riparatori del DNA ed antinfiammatori sono in parte dimostrati. Promosso l’uso come antiossidante, elasticizzante, così come la capacità di ridurre l’infiammazione e l’eritema.

La calendula però ha un limite: può causare allergia da contatto come altre pianti facenti parte della famiglia delle Compositae, sottolineano gli autori della review.
Melograno

Alla Punica granatum si associano spiccate azioni antiossidanti e anti infiammatorie che lo rendono un interessante ingrediente nell’ambito della cosmesi anti-aging.

Contiene tannini, antocianine, acido ascorbico, potassio e alcaloidi di piperidina e il composto protegge effettivamente dall’eritema ed è un valido anti-infiammatorio cutaneo.
Soia

La soia da Glycine maxi è ricca in proteine e contiene flavonoidi e isoflavoni, detti fitoestrogeni, dall’elevata potenzialità anti-age sulla pelle delle donne in menopausa. Gli studi a favore del composto, fra i più conosciuti come ritrovato per ringiovanire la pelle matura, non mancano. Gli autori elencano studi di laboratorio e clinici, randomizzati e non.
Cellule staminali vegetali

Fra tutti i composti botanici, questi sono i più attraenti e dibattuti. Molti prodotti sul mercato contengono cellule staminali di derivazione vegetale che vantano proprietà antiaging sulle nostre cellule. Dicono i ricercatori nella review che si tratta di cellule staminali vegetali morte ma che i loro metaboliti possono apportare benefici sulla nostra pelle ma che non sono delle sostitute delle nostre staminali. Le industrie di solito usano inoltre degli estratti di queste cellule piuttosto che le stesse cellule. Si tratta di metaboliti che hanno una elevata affinità con la pelle umana ma, ricordano gli autori usare questa terminologia può confondere i consumatori che possono credere erroneamente che l’uso di sieri contenti cellule staminali vegetali possa essere una fonte di staminali utili anche per la nostra pelle. Non è così, naturalmente.

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